1997
Blood on the Dance Floor: HIStory in the Mix
Nel gennaio 1997, Michael Jackson trascorse due settimane a Montreux, tra la Tower Suite del Montreux Palace e i Mountain Studios, per completare questo album di remix e il suo brano di punta.
Rock, pop & metal

Michael Jackson (1958-2009) è tornato nella Svizzera romanda per trent’anni, senza mai tenere un concerto a Montreux. Vi venne dapprima con i fratelli, nel febbraio 1979, per riprese televisive a Leysin. Vi tornò da ammiratore, nel giugno 1988, per essere ricevuto al Manoir de Ban da Oona Chaplin, vedova dell’uomo che venerava fin dall’infanzia. Vi cantò tre volte, allo stadio della Pontaise a Losanna. E vi lavorò, nel gennaio 1997, per due settimane ai Mountain Studios di Montreux, alloggiando al Palace nella suite che porta oggi il nome di Quincy Jones, produttore di «Off the Wall», «Thriller» e «Bad». Nel frattempo aveva cercato di comprare una casa in riva al lago.
Nel febbraio 1979 i Jacksons salgono a Leysin durante il loro Destiny Tour. Il 14 e il 15 febbraio girano nella stazione sequenze per la televisione e presentano il nuovo album in uno scenario di neve e chalet, cornice incongrua per un gruppo venuto da Gary, nell’Indiana.

Le riprese li portano anche al Restaurant Le Leysin, dove i cinque fratelli posano a tavola. La sera del 15 scendono a suonare alla Victoria Hall di Ginevra. Michael ha vent’anni. La visita è breve, facile da dimenticare, ma apre una storia che durerà trent’anni.


Michael Jackson ammirava Charlie Chaplin fin dall’infanzia. Chaplin trascorse i suoi ultimi venticinque anni al Manoir de Ban, a Corsier-sur-Vevey, e morì nel 1977. I due uomini non si sono mai incontrati.
L’incontro con la sua famiglia fu preparato da Géraldine Chaplin, la figlia maggiore di Charlie, che aveva incrociato il cantante a uno dei suoi spettacoli e lo aveva sentito dichiarare il suo amore per il padre. Si rivolse a un amico di famiglia, l’artista circense Rolf Knie, che raggiunse Jackson nel suo albergo basilese.
L’appuntamento era fissato alle quindici, il 17 giugno 1988, all’indomani del concerto del Bad Tour a Basilea. Secondo il racconto di Rolf Knie, pubblicato su «L’illustré» nel 2009, la star arrivò con mezz’ora di ritardo, essendosi persa per strada, e telefonò da una stazione di servizio di Vevey per scusarsi. Venne senza guardie del corpo, con un solo assistente, e apparve al suo ospite timido e molto educato: attese che Oona Chaplin si sedesse prima di prendere posto, e non osò chiedere una Pepsi.

Nello studio di Chaplin posò per alcune fotografie tenendo due dei suoi Oscar. Al piano di sotto, tra bobine, libri e manifesti dell’archivio, Knie disse di aver visto raramente qualcuno così commosso: Jackson conosceva ogni film, ogni libro, ogni dettaglio. Passò parte del pomeriggio a giocare nel parco con Gregory Knie, il figlio di Rolf. Due giorni dopo, il «Sonntags Blick» titolava che il più grande sogno giovanile della star si era appena realizzato.
Tornò. La nipote Laura Chaplin ricorda tre visite in tutto, «come un bambino». Nel gennaio 1997, durante il suo soggiorno di lavoro a Montreux, tornò al maniero e cenò con la famiglia. Jackson diceva che la prima visita aveva realizzato un sogno d’infanzia; in segno di ringraziamento, Oona fece inviare due cigni bianchi al suo ranch di Neverland. Si dice che in seguito abbia tentato di comprare la casa e che la famiglia abbia rifiutato.

Il maniero è oggi il museo Chaplin’s World, aperto nel 2016. Vi è esposta una figura di cera di Michael Jackson, sotto un pannello intitolato «Da “Titine” al Moonwalk» che ricorda quanto il ballerino dovesse al vagabondo.

Michael Jackson non ha mai cantato a Montreux. I suoi concerti li ha tenuti un po’ più a ovest, allo stadio della Pontaise, a Losanna. Il 19 agosto 1988, due mesi dopo la sua visita al Manoir de Ban, vi riunisce 45 000 persone per il Bad World Tour.
Torna l’8 settembre 1992 con il Dangerous Tour. L’anno seguente, in piena tournée, si rifugerà nelle Alpi, lontano dai riflettori.
Il 20 giugno 1997, cinque mesi dopo il suo soggiorno di lavoro a Montreux, torna un’ultima volta per l’HIStory World Tour, davanti a circa 35 000 spettatori. Sarà il suo ultimo concerto nella Svizzera romanda.

Se Losanna fu il palcoscenico, Gstaad fu il rifugio. Jackson arriva nella stazione bernese l’indomani del suo concerto di Tenerife e vi resta dal 27 settembre al 2 ottobre 1993.
È in piena tournée Dangerous, sotto la prima ondata di false accuse contro di lui. Si rifugia, con i figli Cascio, nello chalet Ariel, la casa che l’amica Elizabeth Taylor aveva acquistato a Gstaad nel 1962 e che divenne poi la sua base europea con Richard Burton. L’attrice lo tenne fino alla morte, nel 2011; il servizio è assicurato dal vicino Gstaad Palace.
Michael Jackson non venne a Montreux per riposarsi: vi venne a lavorare, durante l’unica finestra disponibile del suo calendario. A metà gennaio 1997, tra la prima e la seconda parte della sua tournée HIStory, raggiunge la Riviera con Frank Cascio e si sistema al Fairmont Le Montreux Palace, nella Tower Suite, quella che porta oggi il nome di Quincy Jones.

Per due settimane completa ai Mountain Studios, all’interno del Casino, il suo album di remix «Blood on the Dance Floor». Si dice che fosse attratto dalla calma della città, la stessa tranquillità che aveva portato Freddie Mercury e i Queen a registrare lì prima di lui, nelle stesse stanze, di fronte alla stessa acqua. Lo studio non esiste più come luogo di lavoro, ma la sala è rimasta: è oggi la Queen Studio Experience.

La pace durò poco: appena la sua presenza fu nota, arrivarono ammiratori dall’estero, e Jackson prese l’abitudine di uscire e rientrare da porte discrete, tra cui l’ingresso del personale.

Tra una sessione e l’altra percorreva a piedi Montreux e Vevey, con una mascherina chirurgica blu sulla parte inferiore del viso, il cappello calato e occhiali scuri. Sulla Grande-Rue di Montreux entrò al Cadeau Impossible, la boutique accanto al suo albergo, al Tabashop, al numero 46, e al Bazar Suisse, al numero 24, dove comprò, secondo la stampa, una bambola Barbie e un paio di manette. A Vevey lo si vide al negozio di scarpe Bally e alla panetteria Saley, in rue du Lac.

Il 15 gennaio 1997 il giornale «La Presse Riviera/Chablais» dedicò una pagina a queste apparizioni, con il titolo «Ils auraient vu Michael Jackson…». Tre commesse vi posano con l’autografo che aveva firmato per loro: Célia Kahrs, Emilia Ardilio ed Elisabeth Bonzon. Tutte descrivevano la stessa figura minuta, mascherata di blu, che provava scarpe scontate e firmava il proprio nome al Tabashop. I giornalisti ponevano già la domanda giusta, perché qui, e le loro ipotesi hanno tenuto: le sessioni in studio, un legame personale con Eugène Chaplin e il richiamo vicino di Gstaad.

Un’ammiratrice francese, Françoise Thierry, aveva fatto il viaggio sapendo che lavorava a Montreux. Una mattina Jackson uscì dall’ingresso principale: accettò i regali dei pochi fan presenti, abbassò gli occhiali e posò per alcune fotografie. Sommerso dai doni, rise, «Oh, I can’t hold…», poi li ringraziò con la sua voce dolce: «Thank you, oh, thank you for the presents!» Ha raccontato quella mattina sulla rivista «Black & White».

Il tempo ha diradato la mappa. Cadeau Impossible, Bally e Saley hanno chiuso; il Tabashop e il Bazar Suisse ci sono ancora.
Già in un’intervista del 1995 Jackson diceva di trovare la Svizzera magnifica e di potersi immaginare di viverci un giorno. Nell’estate del 2000 la «Tribune de Genève» riferì che aveva visitato diverse tenute in riva al lago, nel canton Vaud, tra cui il piccolo castello Solveig a Gland. Il figlio del proprietario ricordava che Jackson gli aveva detto di voler comprare nella regione.

Un’altra proprietà, stimata 24 milioni di franchi, gli sarebbe sfuggita perché le norme di protezione del patrimonio vietavano il muro di privacy che desiderava.
La ricerca non si fermò al Lemano. Nel 2006 la stampa britannica riferì che stava trattando l’acquisto del castello Gütsch, ex albergo di trentuno camere che domina Lucerna, per sette milioni di dollari. Il mediatore Kurt Illi, allora settantenne, lo diceva «seriamente interessato» e doveva volare il 5 maggio in Bahrein, dove il cantante risiedeva, per discuterne.
L’ultimo di questi sogni fu un albergo. Michael Jackson era un habitué del Gstaad Palace, il grande edificio che domina la stazione bernese, a un’ora e mezza di treno da Montreux. Nel 2006, dopo una visita a Elizabeth Taylor, pensò di rilevarlo.
Il direttore, Andrea Scherz, gli propose di affittare la Penthouse Suite; il cantante aveva un’altra idea, l’intero albergo, che sarebbe stato un perfetto pied-à-terre. L’edificio e le sue torri da cartone animato gli ricordavano i castelli che guardava, da bambino, in un libro dedicato ai più bei palace del mondo. «Perché vorrebbe comprare l’albergo?» chiese Scherz. «Perché lo amo», rispose la star (racconto riportato dalla rivista «Bilan»).
«Adoro la Svizzera. È così pulita e così bella. Dove vivo non nevica molto, così a Losanna e a Ginevra mi entusiasmo. Mi piacerebbe comprarci una casa quando sarò più vecchio, per stabilirmici. È tutto così grazioso che sembra un set cinematografico», diceva.
Quincy Jones ha prodotto i tre album che fecero di Michael Jackson la star pop del secolo: «Off the Wall» (1979), «Thriller» (1982) e «Bad» (1987).

Era anche un habitué di Montreux. Amico intimo di Claude Nobs, fu direttore artistico del Montreux Jazz Festival dal 1991 al 1993 e tornò quasi ogni estate fino alla morte, nel novembre 2024. Nel 2018 la città gli consegnò la medaglia d’onore e diede il suo nome alla grande sala del centro congressi.
Nel 2019 una statua di bronzo a grandezza naturale dello scultore Marco Zeno fu inaugurata nei giardini del Fairmont Le Montreux Palace, al posto di un busto donato a Claude Nobs nel 2008. Si trova nel giardino dell’albergo dove Jackson dormì nel 1997, davanti alla suite che porta oggi il nome di Quincy Jones.
Dieci anni dopo la morte di Michael, la sorella minore Janet Jackson è venuta a suonare a Montreux. Il 30 giugno 2019 debuttava al Montreux Jazz Festival, all’Auditorium Stravinski, pochi mesi dopo il suo ingresso nella Rock and Roll Hall of Fame. Fu uno dei suoi rari concerti in festival quell’estate, nella volata finale del suo State of the World Tour.
La serata riservava una sorpresa. Quincy Jones salì sul palco per presentarla di persona: «State per vedere un essere umano eccezionale. La conosco da quando aveva 12 anni. Accogliete la mia sorellina: Janet Jackson.»

Il leggendario produttore, con le braccia da direttore d’orchestra alzate, storico complice di Claude Nobs.

La mostra gratuita negli autentici Mountain Studios, dove i Queen registrarono sette album tra il 1978 e il 1995.

Il muro dove i fan dei Queen di tutto il mondo lasciano i loro messaggi, vicinissimo agli ex Mountain Studios.

Il palace Belle Époque delle star: Michael Jackson vi ha vissuto due settimane nel 1997 durante le sue sessioni ai Mountain Studios.

Il negozio della Grand-Rue dove i fan dei Queen trovano pane per i loro denti, a due passi dalla statua di Freddie.

La dimora dove Charlie Chaplin trascorse i suoi ultimi venticinque anni. Suo figlio Eugène vi è cresciuto prima di diventare tecnico del suono ai Mountain Studios di Montreux.

Il grande stadio di Losanna, a trenta minuti da Montreux, dove Michael Jackson si esibì tre volte tra il 1988 e il 1997.

La stazione delle Alpi vodesi dove i Jacksons, Michael compreso, girarono per la televisione nel febbraio 1979.

La stazione dell’Oberland bernese, in fondo alla linea panoramica del MOB da Montreux, dove Michael Jackson veniva a mettersi al riparo.
1997
Nel gennaio 1997, Michael Jackson trascorse due settimane a Montreux, tra la Tower Suite del Montreux Palace e i Mountain Studios, per completare questo album di remix e il suo brano di punta.